Comprendere come si calcola e dove compare nel cedolino è utile non solo per evitare errori, ma anche per capire quanto realmente vale questo tipo di beneficio. E, come vedremo, può essere un vantaggio interessante sia per chi lavora sia per l’azienda che lo concede.
Cosa si intende per fringe benefit auto
Il fringe benefit è un vantaggio accessorio, cioè una forma di retribuzione che non arriva sotto forma di stipendio ma come bene o servizio offerto al dipendente. Nel caso dell’auto aziendale, il datore di lavoro concede un veicolo che può essere usato non solo per motivi di servizio, ma anche per esigenze personali.
In sostanza, si parla di uso promiscuo del mezzo, e questo è ciò che lo trasforma in un benefit tassabile. Il dipendente, infatti, ottiene la possibilità di risparmiare sui costi di un’auto privata, ma lo Stato considera quel risparmio come una forma di reddito.
Questa impostazione garantisce un equilibrio: chi riceve un vantaggio economico in più rispetto alla normale retribuzione paga una quota proporzionata in termini fiscali.
Quando il fringe benefit auto si applica
Non tutte le auto aziendali rientrano automaticamente in questa categoria. Se il veicolo è assegnato solo per uso lavorativo — ad esempio, per le consegne o i sopralluoghi — non si genera alcun fringe benefit.
Al contrario, quando il dipendente può usarlo anche per scopi privati, scatta la tassazione.
L’auto in benefit viene spesso concessa a figure che viaggiano molto: agenti commerciali, responsabili di zona, dirigenti o tecnici che si spostano frequentemente. Tuttavia, sempre più aziende stanno ampliando la possibilità di assegnare questo vantaggio anche a dipendenti con ruoli diversi, come forma di motivazione e fidelizzazione.
Come viene determinato il valore
Il calcolo del fringe benefit auto non si basa su quanto costa effettivamente l’auto, ma su un criterio convenzionale stabilito dall’ACI. Ogni anno l’Automobile Club d’Italia pubblica delle tabelle che indicano il costo chilometrico medio dei vari modelli in commercio.
Da qui si parte per determinare il valore del benefit. Il calcolo si effettua moltiplicando il costo chilometrico ACI per una percorrenza annua standard di 15.000 chilometri, e poi applicando una percentuale che rappresenta la quota di uso personale.
Questo metodo serve a evitare valutazioni soggettive, creando una base uniforme per tutti i lavoratori e per le imprese.
Le percentuali da applicare
Negli ultimi anni il legislatore ha collegato la tassazione del fringe benefit auto al livello di emissioni del veicolo, introducendo un sistema progressivo che favorisce le auto meno inquinanti.
Le fasce attualmente in vigore prevedono:
- il 25% del valore ACI per veicoli con emissioni fino a 60 g/km di CO₂;
- il 30% per auto con emissioni tra 61 e 160 g/km;
- il 50% per veicoli con emissioni comprese tra 161 e 190 g/km;
- il 60% per le auto che superano i 190 g/km.
Questo approccio incentiva la mobilità sostenibile e spinge le aziende a scegliere flotte ibride o elettriche, ottenendo un risparmio fiscale e un’immagine più green.
I limiti di esenzione previsti per il 2025
Nel 2025 sono ancora in vigore le soglie di esenzione più alte introdotte negli ultimi anni. Se il valore complessivo dei fringe benefit (incluso l’uso dell’auto) non supera 1.000 euro annui, non si applicano imposte. La soglia sale a 2.000 euro per chi ha figli a carico.
Ciò significa che, fino a quei limiti, il benefit non incide sul reddito imponibile. Una volta superata la soglia, però, l’intero importo diventa tassabile, non solo la parte eccedente.
Queste regole rendono ancora più importante tenere traccia di tutti i benefit ricevuti nel corso dell’anno, per evitare di oltrepassare i limiti senza accorgersene.
Esempio busta paga con fringe benefit auto
Per comprendere concretamente come funziona, analizziamo un esempio di busta paga con fringe benefit auto.
Immaginiamo che un dipendente utilizzi un’auto aziendale con un costo chilometrico ACI di 0,60 euro e un livello di emissioni di 130 g/km. Si parte dalla percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri:
15.000 × 0,60 = 9.000 euro.
Poiché l’auto rientra nella fascia 61-160 g/km, si applica la percentuale del 30%. Il valore annuo del fringe benefit è quindi 9.000 × 30% = 2.700 euro.
Dividendo per 12 mesi, si ottiene un importo mensile di 225 euro. Questa cifra appare nel cedolino come voce retributiva, ma non viene versata al dipendente: serve solo per calcolare le imposte e i contributi.
Nel caso di un’auto elettrica, invece, la percentuale sarebbe del 25%, riducendo il valore annuo a 2.250 euro e quello mensile a 187,50 euro, con un effetto fiscale più leggero.
Come leggere il cedolino
Nel cedolino, il fringe benefit auto viene solitamente inserito nella sezione “altre competenze” o “benefit in natura”. Spesso appare con diciture come “auto a uso promiscuo” o “valore convenzionale auto aziendale”.
Anche se non corrisponde a una somma effettiva, aumenta l’imponibile fiscale e quindi incide sul calcolo delle trattenute IRPEF. In alcuni casi, se il benefit è continuativo, può entrare anche nel calcolo del TFR.
È importante controllare che la voce sia presente e che l’importo corrisponda al valore corretto. Se l’azienda cambia auto nel corso dell’anno, l’importo deve essere ricalcolato in base al nuovo costo ACI.
Cosa succede dal punto di vista fiscale
L’assegnazione dell’auto aziendale non comporta un aumento di stipendio, ma genera una maggiore tassazione. L’imponibile fiscale cresce, e con esso cresce l’importo delle imposte. Tuttavia, il lavoratore non deve preoccuparsi di calcoli complicati: tutto viene gestito dal datore di lavoro tramite la busta paga.
Per l’impresa, il fringe benefit auto rappresenta un costo deducibile, utile anche dal punto di vista gestionale. Ciò rende questa soluzione vantaggiosa per entrambe le parti, purché venga amministrata in modo trasparente.
Perché conviene ancora avere un’auto in benefit
Molti lavoratori si chiedono se convenga davvero ricevere un’auto aziendale come fringe benefit. La risposta, nella maggior parte dei casi, è sì. Il motivo è semplice: anche se comporta un piccolo aumento dell’imposizione fiscale, consente di risparmiare sui costi personali legati alla mobilità.
Avere a disposizione un’auto già assicurata, mantenuta e spesso anche rifornita dall’azienda significa non doversi occupare di spese annuali non indifferenti. Inoltre, le imprese che adottano flotte ibride o elettriche riducono anche il valore imponibile, rendendo il beneficio ancora più interessante.
Gestione corretta del fringe benefit
Per evitare problemi con il fisco o differenze di calcolo, l’azienda deve gestire con attenzione tutti gli aspetti amministrativi. Ogni anno le tabelle ACI vengono aggiornate, quindi è essenziale applicare sempre i valori più recenti. Inoltre, il periodo di assegnazione del veicolo deve essere riportato con precisione: se l’auto viene consegnata a metà anno, il valore del fringe benefit si calcola solo per i mesi di utilizzo effettivo.
Allo stesso modo, eventuali rimborsi di carburante, pedaggi o manutenzione per uso personale devono essere conteggiati nel valore complessivo. Anche un errore di poche decine di euro può alterare la corretta tassazione e creare squilibri nella retribuzione imponibile.
Gli errori più comuni
Molte aziende — e talvolta anche i consulenti — commettono leggerezze nel trattare il fringe benefit auto. Gli errori più frequenti riguardano l’uso di valori ACI obsoleti, la mancata applicazione della percentuale corretta o la confusione tra uso promiscuo e uso esclusivamente aziendale.
Un altro sbaglio ricorrente è non aggiornare la busta paga quando cambia il veicolo assegnato, con il rischio di dichiarare un valore non più coerente con il mezzo effettivo. In alcuni casi, la voce viene addirittura omessa, esponendo l’impresa a contestazioni fiscali.
Come ottimizzare il fringe benefit auto
Usare bene questo tipo di compenso può tradursi in un vero vantaggio economico e fiscale. Per gestirlo al meglio, vale la pena seguire alcune buone pratiche:
- scegliere, se possibile, veicoli con basse emissioni per ridurre la percentuale di tassazione;
- controllare annualmente le soglie di esenzione per non superare i limiti e perdere il vantaggio fiscale;
- verificare la correttezza dei valori riportati in busta paga, soprattutto in caso di cambio auto;
- confrontarsi con l’ufficio HR o il consulente del lavoro per comprendere l’impatto effettivo sul netto;
- valutare se, nel proprio caso specifico, il benefit sia più conveniente di un rimborso chilometrico.
Applicando questi accorgimenti, il fringe benefit auto diventa una leva retributiva flessibile e sostenibile, adatta alle esigenze di lavoratori e aziende.
Comprendere davvero il valore del fringe benefit auto
Un esempio di busta paga con fringe benefit auto spiega bene come un vantaggio non monetario possa influire sulla retribuzione complessiva. Anche se non si traduce in un aumento dello stipendio, rappresenta un valore reale che offre comodità, sicurezza e risparmio.
Il suo impatto fiscale è gestibile, e con le regole in vigore nel 2025 diventa persino più conveniente, soprattutto per chi beneficia delle nuove soglie di esenzione. Per questo motivo, l’auto aziendale a uso promiscuo continua a essere una scelta apprezzata e intelligente: un modo per unire mobilità, efficienza e vantaggio fiscale.
Capire come leggerla nel cedolino e come viene calcolata non è solo una questione contabile, ma un passo verso una gestione più consapevole del proprio reddito. E, alla fine, conoscere nel dettaglio come funziona il fringe benefit auto significa avere uno strumento in più per valutare davvero quanto vale la propria retribuzione complessiva.





